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Escursioni Cinque terre

Escursioni Cinque Terre

 

Escursioni e trekking nel territorio del Parco Nazionale delle Cinque Terre, lungo la fitta rete di sentieri che si dipana fra macchia, vigneti e olivi.

Ma anche snorkeling alla scoperta dei fondali marini e escursioni in kayak lungo costa.

 

Tante sono le attività che si possono fare, in autonomia o accompagnati dalle guide del gruppo trekking La via dei monti, nel territorio stretto fra il crinale e il mare, che va dal golfo de La Spezia fino a Framura, passando per borghi e santuari delle Cinque Terre, Levanto e Bonassola.

Senza dimenticare le possibilità offerte dalle valli dell’entroterra.

 

 

 

Tutte le nostre attività già in calendario potete trovarle alla pagina “le escursioni del mese“.

Per programmare escursioni su misura lungo itinerari e in date a vostra scelta potete contattarci.

 

Potete inoltre trovare qualche suggerimento per escursioni Cinque Terre fra gli itinerari proposti nella sezione “schede degli itinerari“.

 

Il substrato geologico che costituisce l’ossatura di questo territorio può essere suddiviso in tre diverse grandi categorie, che i geologi chiamano unità.

 

Lungo la costa ligura di levante troviamo dunque rocce afferenti ad unità liguri (arenarie del Gòttero, argille a palombini e ofioliti), unità subliguri (argilliti, calcareniti e brecce calcaree) ed unità toscane (Macigno, Lama di La Spezia, detriti alluvionali e di fondovalle).

 

Come già si può immaginare, siamo di fronte ad un’area di notevole complessità geologica, nella quale affiorano rocce diverse per età, origine e genesi.

Queste rocce si trovano poi disposte in maniera spesso complessa, talvolta pure sovvertendo il principio di sovrapposizione (principio per cui rocce di età più giovane si trovano in strati superiori rispetto a rocce di origine più antica) a causa dei movimenti tettonici che, staccando e facendo sovrascorrere lembi di rocce di origine oceanica (come ad esempio le ofioliti) su rocce sedimentarie molto più giovani hanno creato questo apparente assurdo geologico per cui oggi troviamo affioramenti in cui il Macigno, che ha in media 25 milioni di anni, si trova sotto a rocce di origine molto più antica (unità liguri e formazione di Canetolo).

 

 

Le diverse tipologie ambientali presenti portano forte l’impronta dell’uomo, i cui più antichi insediamenti risalgono ad almeno 5.000 anni (resti di sepolture rinvenuti nella Grotta dei Colombi a Portovenere).

La più imponente opera umana è sicuramente costituita dai terrazzamenti agricoli costituiti da milioni di metri cubi di pietre, ordinatamente disposte in muretti a secco che ornavano un tempo pressoché l’intera fascia costiera trasformando il versante in un susseguirsi di fasce terrazzate in cui veniva resa possibile la coltivazione della vite, dell’olivo e degli orti.

 

Oggi i terrazzamenti sono in gran parte scomparsi, sopraffatti dalla vegetazione naturale che si è ripresa i suoi spazi o, peggio, inghiottiti da un oblìo figlio del benessere che ha portato nei decenni passati ad abbandonare queste terre così difficili da coltivare, perdendo spesso saperi e conoscenze antiche che passavano anche per una cura amorevole del proprio territorio.

 

Per quanto riguarda gli ambienti litoranei si trovano rari ambienti sabbiosi e più diffusi ambienti rupestri, caratterizzati dalla presenza di Ruta, Elicriso con il suo caratteristico e penetrante odore, Agavi, Euforbia arborea, e la rara Centaurea di Venere, endemismo presente in tutto il pianeta unicamente nei pressi di Portovenere e sulle isole di Tino e Palmaria.

 

La macchia mediterranea si presenta in diversi aspetti, a seconda di esposizione del versante, substrato ed evoluzione vegetazionale.

 

La macchia a cisti è una bassa e povera formazione costituita in prevalenza da Cisto femmina che costituisce la fase di transizione fra la gariga ed altri tipi di macchia.

 

Prevalentemente su suolo di natura calcarea troviamo la macchia a ginestre, dominata da varie specie di ginestre (nelle situazioni più aride troviamo la Ginestra spinosa) spesso associate a Valeriana rossa.

 

Su terreni silicei si trova frequente la macchia a Erica arborea, spesso associata a Corbezzolo e Mirto.

 

La macchia mista è invece costituita da un numero maggiore di specie, fra cui Lentisco, Terebinto, Mirto, Ginestra spinosa, Corbezzolo, Leccio formando spesso un fitto intrico, un vero e proprio muro verde in cui solo il cinghiale e pochi altri intimi riescono a penetrare.

 

La più evoluta formazione di macchia, che prelude nella dinamica vegetazionale allo stadio climax, è la macchia a Leccio.

La lecceta, formazione forestale costituita da dominanza di Leccio in forma arborea, è la formazione climax di queste zone, ovvero la formazione in equilibrio con le condizioni pedologiche e climatiche, cui la dinamica delle serie vegetazionali tende.

 

Le leccete sono ormai ridotte a piccoli lembi di foresta lontani da una condizione di maturità e dalle estese foreste che ricoprivano originariamente le coste del Mediterraneo, in cui al leccio si unisce ora la Sughera, ora varie specie di pino e, negli ambienti più mesofili, Orniello e Ontano nero.

 

I periodi migliori per camminare sono i mesi primaverili da metà Febbraio (se il tempo è buono) a metà Maggio (dopo inizia a fare molto caldo) caratterizzati dal progressivo avanzare di fioriture, i mesi autunnali da metà Settembre a Novembre (meno affollati della Primavera e caratterizzati dai lavori e dai profumi delle vendemmie).

 

Io, personalmente, preferisco i mesi di inizio autunno in cui al piacere di una lunga escursione si può ancora unire il piacere di un bagno ristoratore in qualche caletta isolata raggiungibile solo a piedi o via mare.