Alto Reno Terme e la leggenda del bue fortunato

 

Sullo stemma comunale di Alto Reno Terme (Porretta Terme) campeggia un bel bue, debitamente immortalato quale emblema della cittadina appenninica perchè collegato direttamente, secondo la tradizione, alla scoperta delle acque termominerali salsobromoiodiche e sulfuree, molto efficaci per la cura di diversi malanni.

Anticamente, le poche case che componevano l’abitato di Porretta non erano certo allietate dal benessere. Le sorgenti benefiche già esistevano, naturalmente, ma nessuno conosceva le loro proprietà curative e i valligiani conducevano una misera esistenza coltivando ortaggi e accontentandosi di nutrirsi di castagne declinate in tutte le varianti.

Racconta la leggenda che ad un contadino che viveva a Porretta si ammalò un bue in modo molto grave, così grave che la povera bestia non riusciva a reggersi sulle zampe, si vedevano tutte le ossa, la pelle era chiazzata di pustole e sembrava avesse tutti i malanni: fegato corroso, polmoni malandati, occhi purulenti. Un animale davvero spacciato, inutile anche dopo morto.

Sarebbe stato pietoso ucciderlo, ma il contadino non se la sentiva; in fondo voleva bene a quel bue che l’aveva per anni aiutato a coltivare il misero campo che aveva.

Così prese la decisione di liberarlo e di lasciarlo andare a morire dove voleva: lo liberò e vide la sagoma dell’animale allontanarsi verso un boschetto, convinto che mai avrebbe rivisto il suo bue.

Era un bue che non si era mai allontanato dalla sua stalla e quindi si mantenne nei paraggi, girovagando senza meta, brucando l’erba sulle rive del Rio Maggiore; fino a quando, assetato per la febbre e la stanchezza, s’avvicinò ad una sorgente. Accostò il muso all’acqua e ne bevve parecchie sorsate, apprezzando la freschezza e la forza che ogni sorsata gli trasmetteva. Era un’acqua veramente buona, decise quindi di rimanere lì vicino, anche perchè nei pressi c’erano altre sorgenti altrettanto buone e fortificanti.

In pochi giorni, per effetto dei poteri salutari che queste acque avevano, incominciò ad ingrassare, scomparvero le piaghe e gli occhi ritornarono lustri e vivaci.

Un bel giorno, decise di ritornare alla sua vecchia stalla di cui aveva nostalgia; quando il padrone lo vide stentò a riconoscerlo e non sapendosi spiegare il mutamento dell’animale, decise di seguirlo per scoprire il segreto.

Viste le sorgenti alle quali il bue si abbeverava, volle anche lui assaggiare l’acqua e comprese.

Da quel giorno le sorgenti incominciarono ad essere frequentate dagli abitanti della zona e da quelle vicine; la fama si sparse anche in Toscana e i fruitori delle acque aumentarono; nacquero le terme e i porrettani si coccolarono il loro bue risanato come se fosse un eroe mitico, adottandone l’effige quale simbolo della città.

Fabrizio Borgognoni

Guida Ambientale Escursionistica “La via dei monti”

 

Questo articolo fa parte del ciclo di storie “Le escursioni ai tempi del coronavirus”: una raccolta di aneddoti, racconti e nozioni naturalistiche online a cura delle Guide Escursionistiche de La via dei monti, per tenervi compagnia in questo momento di digiuno dalle escursioni. Leggerli sarà come partecipare ad una camminata virtuale con le nostre guide, pur restando a casa, in attesa di ritrovarci presto per sentieri.

2 commenti su “Alto Reno Terme e la leggenda del bue fortunato”

  1. Francesca 22 Marzo 2020

    Bella iniziativa ne aspetto altre

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