Tellaro: la leggenda del polpo che sconfisse i pirati

La nostra escursione programmata per Pasquetta doveva essere dedicata alla Liguria, unendo il camminare al mare con il pranzo con la focaccia di Tellaro.

Si arriva a Tellaro ed immediatamente ci si innamora del borgo con le viuzze strette, le casette colorate; mangiare la focaccia del locale forno seduti su una roccia con vista mare è quanto più vicino ci sia alla serenità.

Prima del pranzo, mi piace sempre sempre raccontare di come un polpo sconfisse i pirati e salvò Tellaro.

Siamo intorno al 1600, Tellaro è un paese che vive di pesca e coltivazioni; i Tellaresi sono pescatori e contadini: se il mare è calmo vanno a pescare, se il mare è in burrasca coltivano ulivi sulla collina. Gli abitanti sono abbastanza ricchi perchè vendono nei paesi vicini sia il pesce sia l’olio.

Non erano però tranquilli, perchè il territorio era ambito dai pirati, uomini senza scrupoli che sbarcavano nei villaggi più indifesi e portavano via tutto quanto potevano contenere le loro navi: mercanzie, oggetti di valore e si dice anche bambini, da vendere poi come schiavi.

Per difendersi dai pirati, l’unico modo era fare la guardia dal campanile della chiesa sul mare: in caso di pericolo bisognava suonare le campane e dare così l’ allarme.

Arriviamo così ad una notte d’inverno, di quelle buie e tempestose (come nelle migliori leggende), con il mare in burrasca, le onde altissime che raggiungevano i piani alti delle case. Con un mare così, i Pirati non avrebbero cercato di sbarcare, i Tellaresi ne erano così convinti che non misero nessuno a fare la guardia. Chi avrebbe potuto sbarcare con una tempesta così violenta? Nemmeno il diavolo in persona!

Il diavolo in persona forse no, ma i pirati capeggiati da Galla D’Arenzano sì! Un manipolo di pirati aveva quindi programmato l’attacco mentre tutti i Tellaresi dormivano e sarebbe andato tutto bene se all’improvviso le campane della chiesa non si fossero messe a suonare.

In pochi secondi sono tutti svegli, i più giovani corrono alla chiesa e si accorgono che le campane suonano ma il sagrestano non c’è; altri corrono al porto e alla luce dei lampi scorgono le funi delle campane: pendono fuori dalla finestra del campanile e un enorme polpo si è avvinghiato e le tira con la forza disperata dei suoi 8 tentacoli, aiutato anche dalla violenza delle ondate che sembrano di volta in volta strapparlo lontano.

Il momento è terribile: i pirati si stanno avvicinando, non c’è tempo di correre nei paesi vicini a chiedere aiuto, come fare a salvarsi?

Ed ecco che ci si ricorda che quell’ anno il raccolto di olive è stato eccezionale, è stato prodotto tantissimo olio tanto che i Tellaresi sono anche preoccupati di non riuscire a venderlo tutto tanto ce n’è. Rapidamente vengono portati gli orci sotto i portici del porto, l’olio è versato nei calderoni di rame disposti in fila e sotto di essi viene acceso il fuoco. Tutti nascosti nel buio dei portici, aspettano l’arrivo dei Pirati. Quando finalmente i pirati sbarcano e iniziano a salire lo scivolo del porto, i Tellaresi rovesciano loro addosso l’olio bollente costringendo i pirati ad una precipitosa fuga.

La facciata della chiesetta di Tellaro scolpita in ardesia ricorda ai Tellaresi il loro salvatore. C’è chi dice però che in fondo si sia trattato soltanto di un caso. Ecco come la furia del vento aveva spinto le funi delle campane fuori dalla finestra del campanile e la violenza del mare aveva staccato il Polpo dalle rocce e lo aveva scagliato lassù; e da lassù il Polpo, vedendo pendere le funi, le aveva afferrate con la sua forza che come si sa è enorme. Il mare a ogni ondata sembrava volerlo risucchiare e trascinare nell’abisso. Il polpo aveva continuato ad afferrarsi alle funi e a tirarle di modo che anche tutte le campane avevano continuato ad attirarlo per un bel pezzo e a suonare. Che poi i pirati stessero in quel preciso momento per sbarcare a Tellaro, questa era stata soltanto una coincidenza, c’è qualcuno che dice proprio che è cosi.

Sia come sia, intelligente bontà del Polpo o cieca fortuna del caso, nessun villaggio ha un monumento così bello come quello di Tellaro.  

Fabrizio Borgognoni

Guida Ambientale Escursionistica La via dei monti

Questo articolo fa parte del ciclo di storie “Le escursioni ai tempi del coronavirus”: una raccolta di aneddoti, racconti e nozioni naturalistiche online a cura delle Guide Escursionistiche de La via dei monti, per tenervi compagnia in questo momento di digiuno dalle escursioni. Leggerli sarà come partecipare ad una camminata virtuale con le nostre guide, pur restando a casa, in attesa di ritrovarci presto per sentieri.

 

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